e se MANNOIONI avesse ragione?


Se ad avere ragione e motivo di annoiarsi non fossimo noi di lui, ma lui di noi?



Nauseati dall'inutilità e dalla, al di là delle apparenze, banalità di concetti e luoghi comuni triti e ritriti, irritati dalla meschinità di certe figure grottesche di intellettualoidi da strapazzo, travolti dalla marea dell'ipocrisia di chi si vuole accodare al buonismo ma proprio non ci riesce, sfiancati da anni e anni di onesta militanza da travet nell'informazione "colta", ridicolizzati dalla tecnologia, stanchi dell'incompetenza dilagante,

quei pochi che per tanto tempo hanno fatto di analisi approfondita della realtà, logica, ragionamento, apertura mentale il loro credo, non hanno forse il sacrosanto diritto, se non proprio dovere, di cominciare a vivere con distacco e sufficienza il dibattito cosiddetto culturale a cui, per necesità o per mestiere, sono in qualche modo costretti a partecipare??  

GLOBALIZZAZIONE

E' davvero la causa di tutti i mali ?   

E' davvero un problema ???!!!???  

O è forse solo il problema dei debosciati mentali che costituiscono

 il ventre molle del mondo occidentale, quello che fino a qualche decennio fa era

la parte del pianeta più ricca ed evoluta ? 

Non bisogna essere dei geni, e nemmeno degli studiosi di economia o sociologia per capire come stanno le cose, e quale sia stato il ruolo della globalizzazione negli ultimi decenni nella vita e nell'economia del pianeta.

Basta ragionare su pochi semplici concetti elementari, alla portata di tutti.

La globalizzazione non è un processo sociale o economico progettato e messo in atto da qualche gruuppo politico o di potere, come incredibilmente pensano alcuni.

Semplicemente, è la normale evoluzione della realtà umana, che, nel tempo, con un processo lento che ha avuto grandi accelerazioni negli ultimi anni, ha man mano "ridotto" virtualmente le distanze geografiche, riducendo i tempi di spostamento e ultimamente dando la possibilità di interagire con ealtà lontane "in tempo reale" (e quindi anche di lavorare a grandi distanze).

Qualcuno si è mai lamentato del fatto che può andare in giro per il mondo in aereo in poche ore coprendo distanze che solo cento anni fa richiedevano giorni, settimane, mesi? non mi pare ... (anche se qualcuno, a ragione, sta cominciando a chiedersi tutta questa entropia, con consumo di risorse e usura del sistema ambientale, davvero sia utile, al di là del divertimento del singolo).

Con le distanze così ridotte tra uomini, aziende, con dematerializzazione sempre più spinta di beni e lavoro, ci siamo ritrovati all'improvviso non un giorno innamorati del napule (che vomito ...), ma ritrovati fianco a fianco, virtualmente, col cinese, l'indiano che fino a trent'anni fa facevamo allegramente morire di fame o nelle fabbriche infernali, per il nostro immeritato benessere da squattro soldi.

E così, questi tizi un po' alla volta hanno cominciato a respirare, perfino a mangiucchiare qualcosa, che fatalmente è stato tolto a noi meravigliosi europei, americani, soprattutto italioti, greci, insomma i campioni del mondo di civiltà (migliaia di anni fa) e di sfaticatezza, cialtroneria, menefreghismo e chiagneffottismo (oggi)

Per farla breve, .a globalizzazione ha alzato il livello medio del tenore di vita della popolazione mondiale. Ha redistribuito un poco di ricchezza e di lavoro e di benessere togliendone una piccola parte ai paesi occidentali e aumentandola un pochettino a milioni di persone in Asia e Africa, rendendole un pochettino meno impossibili. Molti hanno, o fongono di avere,una visione ristretta delle cose, però comunque pretendono di sentenziare sui massini sistemi.

Si indignano per quelche decina di euro a cui deono rinunciare, o per le vacanze solo in estate e non più anche sulla neve, per il ristorante solo sabato e domenica e non più tutte le sere, straparlano di diritti, di uguaglianza, di giustizia,  mentre milioni di persone nel mondo ogni giorno lottano contro fame e malattie per arrivare alla fine del giorno non per slogan, ma per davvero. 

Chi invoca la giustizia universale sappia, anzi, non  faccia finta di non sapere, che, dati alla mano, tutti gli italiani, come gli europei e gli altri occidentali, sono dei privilegiati, non si sa in nome di cosa e per quale motivo, nell'ambito di una popolazione più grande di un paio di ordini di grandezza.

(continua? devo continuare? sono cose così misteriose? oppure le conosciamo tutti benissimo, salvo metterle in un angolino del cervelletto per continuare a recitare la parte delle vittime indifese, vessate e torturate da politici, poteri forti, europa, juventus, trump, putin, bce, fed, merkel e sarkoszy?) 



A N M 

     schifo senza fine !!!!

                                                         ma qua nessuno è fesso 
  

DA GIOVEDì 9 MARZO AD OGGI 13 MARZO QUASI NESSUN AUTOBUS ANM HA TRANSITATO PER LE VIE DI NAPOLI. E SENZA NEMMENO UNO STRACCIO DI PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO !!!!! SCHIFO SENZA FINE !!!!

Nel silenzio totale di istituzioni locali e stampa, dall'8 marzo a Napoli chi deve spostarsi per lavorare deve farlo senza gli autobus, arrangiandosi a piedi e con le metro. Da stamattina ciò che temevo si è verificato: KO della metro per sovrutilizzo, o forse perché qualcuno anche li' cerca di profittare della situazione per rendersi più prezioso.

I dipendenti ANM stanno privando la città di un servizio pubblico essenziale senza nemmeno proclamare lo sciopero e quindi senza nemmeno subire le trattenute per la mancata prestazione. Pare che blocchino l'uscita degli autobus dai depositi, nell'indifferenza delle autorità di controllo.

Non ci sono parole per descrivere questa vergognosa situazione. Tutti sono colpevoli: autori dei blocchi, dipendenti e dirigenti ANM, tutte le autorità e le istituzioni locali, tutte le Polizie, l'intera stampa locale e nazionale, gli stessi utenti, che subiscono questa assurdità senza nemmeno accennare ad una piccola forma di protesta o di reclamo di alcun tipo, gli abbonati che accettano passivamente di essere letteralmente derubati giorno per giorno di quanto già pagato. Schifo assoluto !!!!!!!

PARLIAMO DI POLITICA ?

no, grazie.

Io non parlo quasi mai di politica, perchè ci credo molto poco. Non credo non alla classe politica, ma proprio alla politica come attività intellettuale umana (come ad esempio "la filosofia", la scienza", etc. E' questo il significato originale del termine, che, ulteriore piccolo segno del degrado del cosiddetto dibattito culturale, solo negli ultimi anni è stato stravolto assumendo l'accezione, attualmente considerata universalmente negativa, di "classe politica".)

Ci credo poco, perchè, secondo una definizione unanimemente accettata, essa è "l'arte del possibile". Ed il possibile è determinato in gran parte, se non del tutto, dalla realtà vera, quella della vita di tutti i giorni. Ma la realtà non è che la risultante dei comportamenti di noi tutti. Più questi saranno virtuosi, migliore sarà la realtà, il possibile e la sua arte, quindi anche la politica.

Se invece tutti, inclusi i relativamente benestanti, istruiti, colti e teoricamente responsabili, continuiamo ad eccellere nell'assai poco nobile (diciamo pure ignobile) arte del 'chiagni e fotti', allora le cose, politica inclusa, andranno sempre peggio.

Per cui, l'atteggiamento giusto rispetto ai fatti politici secondo me non dovrebbe essere il solito "Fanno tutti schifo, quindi non mi va bene niente", ma "Abbiamo dei politici mediocri e spesso disonesti, ma mi va bene lo stesso, a me va bene tutto, perchè io penso solo a impegnarmi per migliorare me stesso, il microcosmo che mi circonda, e (quindi, ma non solo 'quindi'), in misura infinitesimale, ma significativa e non trascurabile, l'intero universo".

Popoli civili e popoli bambini

Troppo semplice, semplicistico e banale parlare di inciviltà. Serve un'analisi più approfondita per cercare almeno di cominciare appena a migliorare.

Questo è un fermo immagine di un video che mostra come in Corea del Sud, in una situazione di inceidente verificatosi in una galleria, immediatamente tutti gli automobiliti, con rapida manovra e pochi gesti efficaci, senza attendere ordini o istruzioni calati dall'alto, favoriscono l'arrivo dei mezzi di soccorso, che arrivano in pochi secondi (secondi, non minuti). 

Provate ad aimmaginare cosa succederebbe a Napoli in una situazione analoga... chi ha la sventura di abitare e cercare di sopravvivere in questo luogo, sa benissimo che si scatenerebbe un vero inferno, con aspetti tragicomici.

Questione di civilità ... intelligenza di popolo... ha commentato qualcuno, secondo sbrigativamente. Ma...

Inciviltà e un termine troppo generico, che lascia le cose cone stanno. Bisogna analizzare di più e più a fondo certi comportamenti, se si vuole sperare di cambiarli. Molti napoletani, troppi, e quindi anche molti auutomobilisti, sono, prima che incivili, ignoranti e superficiali, ed hanno atteggiamenti infantili. Spiego molto in breve: un buon trenta per cento non sa guidare bene, le manovre fatte velocemente nel video risulterbbero ostiche ad alcuni automobilisti napoletani. Quasi tutti gli automobilisti napoletani, in situazioni di traffico lento o quasi bloccato, che sono quasi la regola a Napoli, con una sirena che lacera l'aria e i timpani dietro di loro, non pensano a nulla, se non ai fatti propri, o al massimo pensano che sono bloccati dalla macchina che li precede e basta. Qualcuno, sempre restando immobile. semmai pensa pure : "che schifo il traffico di questa città". Pochissimi pensano ad accostarsi il più possibile al margine della carreggiata e a fermarsi, come gli hanno detto di fare alla scuola guida ( mentre loro pensavano agli affaracci loro o mentre facevano i zezi con la signorina seduta davanti a loro ), come è scritto nel codice della strada, ma soprattutto come vuole la logica. 

Usare la logica dovrebbe essere pratica costante sempre e dovunque, non solo in Corea ed in Giappone ... invece qui non avviene, perché si è come dei bambini immersi nel proprio microcosmo, nel proprio infantile egoismo, nel proprio patetico vittimismo, come bambini in perenne attesa dell'intervento in proprio favore di mamma Stato, o comunque di qualcun altro.


GEOMETRIA DELLA PSICHE

Io e la psicologia -

 

Ti odio e ti amo... ti voglio, ma ti evito e ti respingo .. quante volte abbiamo sentito queste frasi? oppure: si esco anzi no... voglio uscire, ma non voglio.

Quante volte abbiamo sentito queste frasi?  Pensiamo ci sia qualcosa di irrazionale in questi atteggiamenti? la risposta è no, e se ci pensiamo, è abbastanza ovvio. Tempo fa volevo formalizzare questo tipo di questioni, però credo l'abbia già fatto qualcun altro. ( Io leggo pochissimi libri, piu' che altro analizzo la realtà con la ragione e la logica, e cerco di costruire teorie valide, o quanto meno plasubili).

 La mia formalizzazione doveva consistere nella fondazione di una branca della psicologia a nome Geometria della psiche.

Torniamo alle apparenti contraddizioni di cui sopra. Prendiamo l'ultima.  Nessuno fatica a credere che non c'è contraddizione nel comportamento descritto. Se il concetto venisse espresso con "uscirei, ma sono stanco/a morto/a" la 'non contraddizione' si capirebbe ancora più facilmente. 

Ora, bisogna analizzare la realtà delle cose tenendo conto che essa è ovviamente complessa, ma soprattutto è multidimensionale, a infinite dimensioni.

Dopo avere pensato queste cose, mi accorsi che non solo avevo scoperto l'acqua calda, ma anche che Marcuse aveva parlato nei suoi scritti di 'uomo a N dimensioni'. Bene. Tanto non ho mai letto nulla di Marcuse, come quasi di nessuno studioso, tranne i testi matematici niversitari del corso di laurea, cosi' come ho letto pichissima saggistica e narrativa, credo che Totti abbia letto piu' di me. Tranne qualche libro appunto di psicologia e psicanalisi, ma, più che i classici di Freud, che ho conosciuto in forma divulgativa attraverso rubriche su giornali musicali ehm ... comunque, dicevo, l'unico studioso di psic che ho letto a fondo e anche con piacere e accanimento e entusiasmo e' Pierre Daco, che mi sono poi accorto andare per la maggiore presso il "grosso pubblico" (si parla comunque di lettori di libri più o meno colti), ma è sempre andato molto per la minore presso intellettual(oid)i e acculturati e filosofi rinomati vari. Ma questo è un altro discorso.

Torniamo alla nostra geometria della psiche.

Solo un attimo una puntualizzazione ancora su Daco: comunque la si pensi su di lui, nessuno può negare che si tratti di uno che ha maturato esperienza, e quindi teorie, sul campo, per decenni, lavorando giorno per giorno con la materia viva e vera, col dolore, la sofferenza, il malessere, qualche volta le piccole gioie umane, vere.

Non uno studioso sui libri, ma uno che per decenni ha seguito decine forse centinaia di persone affette, come più o meno tutti al mondo, da problemi pschici ed esistenziali anche gravi, che avevano reso la loro esistenza quasi una tortura. Per cui non ci poteva essere niente di leggero dietro le sue trorie affascinanti, ma molto metafisiche, del suo libro per me più bello, la Bella Psicologia, che seguiva la bilogìa Che cos'è la psicologia, Che cos'è la psicanalisi, corsi pratici basati su veri e propri case study, niente di romanzato, vita vera reale.

Quindi, dicevo, torniamo alla psicologia multdimensionale.

Perchè, dicevo, la realtà tutta è n-dimensionale, con n grande a piacere (come dicono alcuni matematici, con espressione magniloquente e foriera di equivoci, quindi infelice e sostanzialmente errata, "tendente all' infinito").

Se qualcuno ha avuto la pazienza di leggere fin qui, probabilmente sa benissimo che sto dicendo cose ovvie. Se qualcun altro invece crede ch'io stia scrivendo paroloni complicati, rendo subito tutto più comprensibile: la realtà è n-dimensionale vuol dire che ogni situazione, ogni fatto, ogni concetto ha tante dimensioni, nel senso che si può guardare, valutare, misurare da molti lati, punti di vist, secondo molti parametri. Così, ad esempio, se ti chiedono "come va?" tu educatamente rispondi "abbastanza bene grazie" oppure, se sei uno in gamba e vuoi passare per uno che la vita se la guadagna e non ha tutto facile, dici "potrebbe andar meglio" (che poi è una tautologia; cosi' come lo sarebbe la risposta "potrebbe andar peggio", ed anche quella "potrebbe andare così come effettivamente va", ma poco male perchè le tautologie vanno benissimo per i contatti umani non approfonditi (per necessità, non per superficialità) della vita di tutti i giorni: non si può non essere d'accordo, non offendono nessuno e soprattutto mettono un bel punto al rito conversazionale che ha sempre insito un piccolo rischio di degenerazione in 'attaccatura di bottone'.

Ma se alla stessa domanda qualcuno volesse rispondere seriamente e dettagliatamente, probabilmente potrebbe scrivere un libro. O un manualetto. O un'enciclopedia. O un piccolo articolo comparabile all'articolo di fondo di un direttore di giornale, oa un pezzo di cronaca, oa nche a un trafiletto. La lunghezza della risposta e la complessità delle argomentazioni deriveranno dalla quantità di 'punti di vista', dalla quantità di 'lati', di 'dimensioni' lungo le quali vogliamo proiettare il nostro stato d'animo, il 'modo in cui andiamo'. Il termine proiezione qui va inteso non nell'accezione comunemente utilizzata in psicologia (Tizio proietta sulla sua amata le proprie paure, e simili), ma proprio in senso geometrico.

tutti abbiamo studiato la geometria analitica, ma se non ci piace, possiamo rappresentare il tutto con ...il gioco dell battaglia navale. cosa sono le coordinate di un punto di un piano? sono le lunghezza relativa delle proiezioni del segento che unisce l'origine del piano ortogonale al punto. In battaglia navale, le coordinate di un quadretto (omologbile nel contesto al 'punto') sono A4, F6, L3 (colkpito, mare, colpito e affondato, schizzato quindi vai a ocare da un'altra parte).

Nel caso della battaglia navale le dimensioni sono due, perchè siamo su un piano ortogonale, rappresentato sui fogli dei giuouiuioiuioiocatori. Ma nello spazio fisico le dimensioni sono tre, sulla retta una.

Queste sono situazioni riguardanti la fisicità della raltà, quella che vediamo, tocchiamo, attraversiamo, navighiamo, mangiamo, etc. Quindi non abbiamo problemi a 'farla nostra'. tre dimensione: larghezza. lunghezza, altezza, quindi poi andiamo da Ichea e compriamo il mobile che ci serve e ci piace.

Un po' meno immediato è 'far propria' la descrizione di situazioni a 4, 5, 9, 27, 1824, un milione di dimensoni. Per le quattro, possiamo restare ancora in ambito 'fisico' nel senso stretto del termine, sempliceente aggiungendo la dimensione del tempo alle tre dello spazio.....

(continua)

10 ottobre dalle 19:48 alle 20:15<

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